Parole che si toccano, pensieri che si formano, comunità che crescono

di Michele Corcio
(Louis Braille ONLUS)
16 Giugno 2022

Workshop “oltre la soglia: biblioteche per la conoscenza, biblioteche per la comunità” (Bari, 26 maggio 2022).

Con l’invenzione del codice Braille (intorno al 1830), anche i ciechi di tutto il mondo hanno potuto liberarsi progressivamente dal buio dell’ignoranza e accedere autonomamente alle fonti della cultura. Leggere e scrivere in piena autonomia, insomma, grazie alle 64 combinazioni di quei sei puntini a rilievo, che danno indelebile fisicità alle parole e che sotto le dita, attraverso il tatto, permettono a chi non vede di conoscere ed orientarsi nel mondo, sviluppare il proprio pensiero critico ed essere membri attivi della comunità.

La definizione “parole che si toccano” non è mia, ma di un grande nostro scrittore, Andrea Camilleri, il quale, ormai anche lui quasi cieco, così si espresse quando gli abbiamo fatto dono di un suo commissario Montalbano trascritto in Braille. E come vedete, io stesso non sto parlando guardando le parole su uno schermo, ma toccandole su un display Braille e, mentre le tocco, nella mia mente si formano immagini e pensieri: parole che si toccano, appunto, e non che si ascoltano semplicemente. Perdonatemi la puntualizzazione, ma desidero cogliere l’opportunità di questo importante workshop per riaffermare l’importanza del Braille per la formazione culturale, lavorativa e sociale dei ciechi e degli ipovedenti gravi, ovvero di coloro che non hanno un visus sufficiente per utilizzare testi a caratteri ingranditi.

Molti sono convinti che la sintesi vocale abbia reso obsoleto ed inutile il Braille: un grave errore e le biblioteche non possono non considerare questo elemento di conoscenza e di crescita. Il Braille non è solo un altro modo di leggere, scrivere e comunicare, ma di studiare; ed infatti, a suo tempo, quando c’erano le scuole speciali per ciechi, in supporto alla loro educazione ed istruzione, vennero costituite presso i diversi istituti biblioteche di libri Braille, alcune delle quali definite circolanti perché facevano pervenire i testi richiesti direttamente al domicilio degli interessati: cito per tutte la Biblioteca Italiana per i Ciechi “Regina Margherita”, di Monza, che ha compiuto cento anni ed al cui patrimonio librario contribuirono, nei primi decenni, i detenuti del carcere “Marassi”, di Genova. Una comunità di amanuensi che trascriveva in Braille libri di testo e di narrativa per i ciechi.

Nel tempo, anche diverse pubbliche biblioteche hanno accolto liberi Braille o allestito specifiche postazioni con display Braille e videoingranditori, affinché anche i disabili visivi potessero fruire liberamente di quei patrimoni librari. In tali contesti, la conoscenza di un diverso modo di leggere e comunicare, è potenzialmente un potente fattore di crescita della comunità, che diventa autenticamente inclusiva delle diversità.

Ne è un valido esempio il Museo del Braille allestito nel 2018, a cura della nostra Società Cooperativa Sociale ONLUS Louis Braille, presso il Polo Bibliomuseale di Foggia, nell’ambito del Progetto “La strada della cultura”, grazie alla sensibilità umana e lungimiranza culturale della Direttrice Dr.ssa Gabriella Berardi, alla quale va tutta la nostra gratitudine.

Il termine Museo non inganni, perché in esso non vi era nulla di statico o di contemplativo, ma un vivace laboratorio dove tanti studenti dei diversi ordini di scuola si sono cimentati con la conoscenza e la pratica del codice di lettoscrittura tattile. Purtroppo, l’insorgere e la diffusione della pandemia da Covid-19 hanno bloccato questo virtuoso processo di crescita di comunità ed è auspicabile che presto possa riprendere con maggiore slancio.

Il limite dei libri Braille cartacei è la loro voluminosità, perché il Braille è una scrittura estesa, che occupa spazio: mediamente, una pagina di testo a stampa comune viene trascritta in due/tre pagine Braille e non è pensabile occupare infinite estensioni di scaffalature. Ma la tecnologia informatica, ovvero il display Braille, permette di superare la mole di volumi cartacei. E almeno le maggiori biblioteche di comunità dovrebbero dotarsi di un display Braille, ovviamente con uno degli operatori bibliotecari preparato alla bisogna.

Ma viene da chiedersi: perché dovrei recarmi in biblioteca, dal momento che le tecnologie mi consentono di scaricare rapidamente i libri sul mio pc o sul mio Iphone? Per incontrare “l’altro”, è la semplice risposta. Ma “l’altro”, è l’altrettanto semplice obiezione, posso incontrarlo anche in altri luoghi: al bar, in pizzeria o negli apericena? No, perché in questi luoghi l’ascolto dell’altro non è possibile, perché è solo un consumare insieme agli altri. Solo nel silenzio della biblioteca si incontra e si ascolta “l’altro”, nella sua diversità e, quindi, nella sua ricchezza. “L’altro”, ovviamente, è anche quello dei libri, che nel silenzio della biblioteca parla al nostro animo ed alla nostra intelligenza.

In biblioteca ci si può incontrare singolarmente o in gruppi e a me viene in mente una modalità assai originale, della quale mi hanno parlato alcuni anni fa. Per la tesi di laurea, due giovani dell’Accademia delle Belle Arti, di Roma, presentarono un interessante progetto di lettura inclusiva: provo a riassumerlo. Di un testo, vengono stampate due specifiche copie: una a stampa comune con le sole pagine pari ed una in Braille con le sole pagine dispari. La consultazione o la lettura di quel testo, quindi, richiede che, in biblioteca, lo studente non vedente si accompagni ad uno studente vedente e questo tandem di lettura e di studio dovrebbe, auspicabilmente, favorire reciproca inclusione, amicizia e crescita. Forse è un po’ troppo fantasioso, ma un po’ di fantasia non guasta, specie quando sono i nostri giovani ad esprimerla.

Workshop “oltre la soglia: biblioteche per la conoscenza, biblioteche per la comunità” (Bari, 26 maggio 2022).

Con l’invenzione del codice Braille (intorno al 1830), anche i ciechi di tutto il mondo hanno potuto liberarsi progressivamente dal buio dell’ignoranza e accedere autonomamente alle fonti della cultura. Leggere e scrivere in piena autonomia, insomma, grazie alle 64 combinazioni di quei sei puntini a rilievo, che danno indelebile fisicità alle parole e che sotto le dita, attraverso il tatto, permettono a chi non vede di conoscere ed orientarsi nel mondo, sviluppare il proprio pensiero critico ed essere membri attivi della comunità.

La definizione “parole che si toccano” non è mia, ma di un grande nostro scrittore, Andrea Camilleri, il quale, ormai anche lui quasi cieco, così si espresse quando gli abbiamo fatto dono di un suo commissario Montalbano trascritto in Braille. E come vedete, io stesso non sto parlando guardando le parole su uno schermo, ma toccandole su un display Braille e, mentre le tocco, nella mia mente si formano immagini e pensieri: parole che si toccano, appunto, e non che si ascoltano semplicemente. Perdonatemi la puntualizzazione, ma desidero cogliere l’opportunità di questo importante workshop per riaffermare l’importanza del Braille per la formazione culturale, lavorativa e sociale dei ciechi e degli ipovedenti gravi, ovvero di coloro che non hanno un visus sufficiente per utilizzare testi a caratteri ingranditi.

Molti sono convinti che la sintesi vocale abbia reso obsoleto ed inutile il Braille: un grave errore e le biblioteche non possono non considerare questo elemento di conoscenza e di crescita. Il Braille non è solo un altro modo di leggere, scrivere e comunicare, ma di studiare; ed infatti, a suo tempo, quando c’erano le scuole speciali per ciechi, in supporto alla loro educazione ed istruzione, vennero costituite presso i diversi istituti biblioteche di libri Braille, alcune delle quali definite circolanti perché facevano pervenire i testi richiesti direttamente al domicilio degli interessati: cito per tutte la Biblioteca Italiana per i Ciechi “Regina Margherita”, di Monza, che ha compiuto cento anni ed al cui patrimonio librario contribuirono, nei primi decenni, i detenuti del carcere “Marassi”, di Genova. Una comunità di amanuensi che trascriveva in Braille libri di testo e di narrativa per i ciechi.

Nel tempo, anche diverse pubbliche biblioteche hanno accolto liberi Braille o allestito specifiche postazioni con display Braille e videoingranditori, affinché anche i disabili visivi potessero fruire liberamente di quei patrimoni librari. In tali contesti, la conoscenza di un diverso modo di leggere e comunicare, è potenzialmente un potente fattore di crescita della comunità, che diventa autenticamente inclusiva delle diversità.

Ne è un valido esempio il Museo del Braille allestito nel 2018, a cura della nostra Società Cooperativa Sociale ONLUS Louis Braille, presso il Polo Bibliomuseale di Foggia, nell’ambito del Progetto “La strada della cultura”, grazie alla sensibilità umana e lungimiranza culturale della Direttrice Dr.ssa Gabriella Berardi, alla quale va tutta la nostra gratitudine.

Il termine Museo non inganni, perché in esso non vi era nulla di statico o di contemplativo, ma un vivace laboratorio dove tanti studenti dei diversi ordini di scuola si sono cimentati con la conoscenza e la pratica del codice di lettoscrittura tattile. Purtroppo, l’insorgere e la diffusione della pandemia da Covid-19 hanno bloccato questo virtuoso processo di crescita di comunità ed è auspicabile che presto possa riprendere con maggiore slancio.

Il limite dei libri Braille cartacei è la loro voluminosità, perché il Braille è una scrittura estesa, che occupa spazio: mediamente, una pagina di testo a stampa comune viene trascritta in due/tre pagine Braille e non è pensabile occupare infinite estensioni di scaffalature. Ma la tecnologia informatica, ovvero il display Braille, permette di superare la mole di volumi cartacei. E almeno le maggiori biblioteche di comunità dovrebbero dotarsi di un display Braille, ovviamente con uno degli operatori bibliotecari preparato alla bisogna.

Ma viene da chiedersi: perché dovrei recarmi in biblioteca, dal momento che le tecnologie mi consentono di scaricare rapidamente i libri sul mio pc o sul mio Iphone? Per incontrare “l’altro”, è la semplice risposta. Ma “l’altro”, è l’altrettanto semplice obiezione, posso incontrarlo anche in altri luoghi: al bar, in pizzeria o negli apericena? No, perché in questi luoghi l’ascolto dell’altro non è possibile, perché è solo un consumare insieme agli altri. Solo nel silenzio della biblioteca si incontra e si ascolta “l’altro”, nella sua diversità e, quindi, nella sua ricchezza. “L’altro”, ovviamente, è anche quello dei libri, che nel silenzio della biblioteca parla al nostro animo ed alla nostra intelligenza.

In biblioteca ci si può incontrare singolarmente o in gruppi e a me viene in mente una modalità assai originale, della quale mi hanno parlato alcuni anni fa. Per la tesi di laurea, due giovani dell’Accademia delle Belle Arti, di Roma, presentarono un interessante progetto di lettura inclusiva: provo a riassumerlo. Di un testo, vengono stampate due specifiche copie: una a stampa comune con le sole pagine pari ed una in Braille con le sole pagine dispari. La consultazione o la lettura di quel testo, quindi, richiede che, in biblioteca, lo studente non vedente si accompagni ad uno studente vedente e questo tandem di lettura e di studio dovrebbe, auspicabilmente, favorire reciproca inclusione, amicizia e crescita. Forse è un po’ troppo fantasioso, ma un po’ di fantasia non guasta, specie quando sono i nostri giovani ad esprimerla.

Workshop “oltre la soglia: biblioteche per la conoscenza, biblioteche per la comunità” (Bari, 26 maggio 2022).

Con l’invenzione del codice Braille (intorno al 1830), anche i ciechi di tutto il mondo hanno potuto liberarsi progressivamente dal buio dell’ignoranza e accedere autonomamente alle fonti della cultura. Leggere e scrivere in piena autonomia, insomma, grazie alle 64 combinazioni di quei sei puntini a rilievo, che danno indelebile fisicità alle parole e che sotto le dita, attraverso il tatto, permettono a chi non vede di conoscere ed orientarsi nel mondo, sviluppare il proprio pensiero critico ed essere membri attivi della comunità.

La definizione “parole che si toccano” non è mia, ma di un grande nostro scrittore, Andrea Camilleri, il quale, ormai anche lui quasi cieco, così si espresse quando gli abbiamo fatto dono di un suo commissario Montalbano trascritto in Braille. E come vedete, io stesso non sto parlando guardando le parole su uno schermo, ma toccandole su un display Braille e, mentre le tocco, nella mia mente si formano immagini e pensieri: parole che si toccano, appunto, e non che si ascoltano semplicemente. Perdonatemi la puntualizzazione, ma desidero cogliere l’opportunità di questo importante workshop per riaffermare l’importanza del Braille per la formazione culturale, lavorativa e sociale dei ciechi e degli ipovedenti gravi, ovvero di coloro che non hanno un visus sufficiente per utilizzare testi a caratteri ingranditi.

Molti sono convinti che la sintesi vocale abbia reso obsoleto ed inutile il Braille: un grave errore e le biblioteche non possono non considerare questo elemento di conoscenza e di crescita. Il Braille non è solo un altro modo di leggere, scrivere e comunicare, ma di studiare; ed infatti, a suo tempo, quando c’erano le scuole speciali per ciechi, in supporto alla loro educazione ed istruzione, vennero costituite presso i diversi istituti biblioteche di libri Braille, alcune delle quali definite circolanti perché facevano pervenire i testi richiesti direttamente al domicilio degli interessati: cito per tutte la Biblioteca Italiana per i Ciechi “Regina Margherita”, di Monza, che ha compiuto cento anni ed al cui patrimonio librario contribuirono, nei primi decenni, i detenuti del carcere “Marassi”, di Genova. Una comunità di amanuensi che trascriveva in Braille libri di testo e di narrativa per i ciechi.

Nel tempo, anche diverse pubbliche biblioteche hanno accolto liberi Braille o allestito specifiche postazioni con display Braille e videoingranditori, affinché anche i disabili visivi potessero fruire liberamente di quei patrimoni librari. In tali contesti, la conoscenza di un diverso modo di leggere e comunicare, è potenzialmente un potente fattore di crescita della comunità, che diventa autenticamente inclusiva delle diversità.

Ne è un valido esempio il Museo del Braille allestito nel 2018, a cura della nostra Società Cooperativa Sociale ONLUS Louis Braille, presso il Polo Bibliomuseale di Foggia, nell’ambito del Progetto “La strada della cultura”, grazie alla sensibilità umana e lungimiranza culturale della Direttrice Dr.ssa Gabriella Berardi, alla quale va tutta la nostra gratitudine.

Il termine Museo non inganni, perché in esso non vi era nulla di statico o di contemplativo, ma un vivace laboratorio dove tanti studenti dei diversi ordini di scuola si sono cimentati con la conoscenza e la pratica del codice di lettoscrittura tattile. Purtroppo, l’insorgere e la diffusione della pandemia da Covid-19 hanno bloccato questo virtuoso processo di crescita di comunità ed è auspicabile che presto possa riprendere con maggiore slancio.

Il limite dei libri Braille cartacei è la loro voluminosità, perché il Braille è una scrittura estesa, che occupa spazio: mediamente, una pagina di testo a stampa comune viene trascritta in due/tre pagine Braille e non è pensabile occupare infinite estensioni di scaffalature. Ma la tecnologia informatica, ovvero il display Braille, permette di superare la mole di volumi cartacei. E almeno le maggiori biblioteche di comunità dovrebbero dotarsi di un display Braille, ovviamente con uno degli operatori bibliotecari preparato alla bisogna.

Ma viene da chiedersi: perché dovrei recarmi in biblioteca, dal momento che le tecnologie mi consentono di scaricare rapidamente i libri sul mio pc o sul mio Iphone? Per incontrare “l’altro”, è la semplice risposta. Ma “l’altro”, è l’altrettanto semplice obiezione, posso incontrarlo anche in altri luoghi: al bar, in pizzeria o negli apericena? No, perché in questi luoghi l’ascolto dell’altro non è possibile, perché è solo un consumare insieme agli altri. Solo nel silenzio della biblioteca si incontra e si ascolta “l’altro”, nella sua diversità e, quindi, nella sua ricchezza. “L’altro”, ovviamente, è anche quello dei libri, che nel silenzio della biblioteca parla al nostro animo ed alla nostra intelligenza.

In biblioteca ci si può incontrare singolarmente o in gruppi e a me viene in mente una modalità assai originale, della quale mi hanno parlato alcuni anni fa. Per la tesi di laurea, due giovani dell’Accademia delle Belle Arti, di Roma, presentarono un interessante progetto di lettura inclusiva: provo a riassumerlo. Di un testo, vengono stampate due specifiche copie: una a stampa comune con le sole pagine pari ed una in Braille con le sole pagine dispari. La consultazione o la lettura di quel testo, quindi, richiede che, in biblioteca, lo studente non vedente si accompagni ad uno studente vedente e questo tandem di lettura e di studio dovrebbe, auspicabilmente, favorire reciproca inclusione, amicizia e crescita. Forse è un po’ troppo fantasioso, ma un po’ di fantasia non guasta, specie quando sono i nostri giovani ad esprimerla.

Workshop “oltre la soglia: biblioteche per la conoscenza, biblioteche per la comunità” (Bari, 26 maggio 2022).

Con l’invenzione del codice Braille (intorno al 1830), anche i ciechi di tutto il mondo hanno potuto liberarsi progressivamente dal buio dell’ignoranza e accedere autonomamente alle fonti della cultura. Leggere e scrivere in piena autonomia, insomma, grazie alle 64 combinazioni di quei sei puntini a rilievo, che danno indelebile fisicità alle parole e che sotto le dita, attraverso il tatto, permettono a chi non vede di conoscere ed orientarsi nel mondo, sviluppare il proprio pensiero critico ed essere membri attivi della comunità.

La definizione “parole che si toccano” non è mia, ma di un grande nostro scrittore, Andrea Camilleri, il quale, ormai anche lui quasi cieco, così si espresse quando gli abbiamo fatto dono di un suo commissario Montalbano trascritto in Braille. E come vedete, io stesso non sto parlando guardando le parole su uno schermo, ma toccandole su un display Braille e, mentre le tocco, nella mia mente si formano immagini e pensieri: parole che si toccano, appunto, e non che si ascoltano semplicemente. Perdonatemi la puntualizzazione, ma desidero cogliere l’opportunità di questo importante workshop per riaffermare l’importanza del Braille per la formazione culturale, lavorativa e sociale dei ciechi e degli ipovedenti gravi, ovvero di coloro che non hanno un visus sufficiente per utilizzare testi a caratteri ingranditi.

Molti sono convinti che la sintesi vocale abbia reso obsoleto ed inutile il Braille: un grave errore e le biblioteche non possono non considerare questo elemento di conoscenza e di crescita. Il Braille non è solo un altro modo di leggere, scrivere e comunicare, ma di studiare; ed infatti, a suo tempo, quando c’erano le scuole speciali per ciechi, in supporto alla loro educazione ed istruzione, vennero costituite presso i diversi istituti biblioteche di libri Braille, alcune delle quali definite circolanti perché facevano pervenire i testi richiesti direttamente al domicilio degli interessati: cito per tutte la Biblioteca Italiana per i Ciechi “Regina Margherita”, di Monza, che ha compiuto cento anni ed al cui patrimonio librario contribuirono, nei primi decenni, i detenuti del carcere “Marassi”, di Genova. Una comunità di amanuensi che trascriveva in Braille libri di testo e di narrativa per i ciechi.

Nel tempo, anche diverse pubbliche biblioteche hanno accolto liberi Braille o allestito specifiche postazioni con display Braille e videoingranditori, affinché anche i disabili visivi potessero fruire liberamente di quei patrimoni librari. In tali contesti, la conoscenza di un diverso modo di leggere e comunicare, è potenzialmente un potente fattore di crescita della comunità, che diventa autenticamente inclusiva delle diversità.

Ne è un valido esempio il Museo del Braille allestito nel 2018, a cura della nostra Società Cooperativa Sociale ONLUS Louis Braille, presso il Polo Bibliomuseale di Foggia, nell’ambito del Progetto “La strada della cultura”, grazie alla sensibilità umana e lungimiranza culturale della Direttrice Dr.ssa Gabriella Berardi, alla quale va tutta la nostra gratitudine.

Il termine Museo non inganni, perché in esso non vi era nulla di statico o di contemplativo, ma un vivace laboratorio dove tanti studenti dei diversi ordini di scuola si sono cimentati con la conoscenza e la pratica del codice di lettoscrittura tattile. Purtroppo, l’insorgere e la diffusione della pandemia da Covid-19 hanno bloccato questo virtuoso processo di crescita di comunità ed è auspicabile che presto possa riprendere con maggiore slancio.

Il limite dei libri Braille cartacei è la loro voluminosità, perché il Braille è una scrittura estesa, che occupa spazio: mediamente, una pagina di testo a stampa comune viene trascritta in due/tre pagine Braille e non è pensabile occupare infinite estensioni di scaffalature. Ma la tecnologia informatica, ovvero il display Braille, permette di superare la mole di volumi cartacei. E almeno le maggiori biblioteche di comunità dovrebbero dotarsi di un display Braille, ovviamente con uno degli operatori bibliotecari preparato alla bisogna.

Ma viene da chiedersi: perché dovrei recarmi in biblioteca, dal momento che le tecnologie mi consentono di scaricare rapidamente i libri sul mio pc o sul mio Iphone? Per incontrare “l’altro”, è la semplice risposta. Ma “l’altro”, è l’altrettanto semplice obiezione, posso incontrarlo anche in altri luoghi: al bar, in pizzeria o negli apericena? No, perché in questi luoghi l’ascolto dell’altro non è possibile, perché è solo un consumare insieme agli altri. Solo nel silenzio della biblioteca si incontra e si ascolta “l’altro”, nella sua diversità e, quindi, nella sua ricchezza. “L’altro”, ovviamente, è anche quello dei libri, che nel silenzio della biblioteca parla al nostro animo ed alla nostra intelligenza.

In biblioteca ci si può incontrare singolarmente o in gruppi e a me viene in mente una modalità assai originale, della quale mi hanno parlato alcuni anni fa. Per la tesi di laurea, due giovani dell’Accademia delle Belle Arti, di Roma, presentarono un interessante progetto di lettura inclusiva: provo a riassumerlo. Di un testo, vengono stampate due specifiche copie: una a stampa comune con le sole pagine pari ed una in Braille con le sole pagine dispari. La consultazione o la lettura di quel testo, quindi, richiede che, in biblioteca, lo studente non vedente si accompagni ad uno studente vedente e questo tandem di lettura e di studio dovrebbe, auspicabilmente, favorire reciproca inclusione, amicizia e crescita. Forse è un po’ troppo fantasioso, ma un po’ di fantasia non guasta, specie quando sono i nostri giovani ad esprimerla.

Workshop “oltre la soglia: biblioteche per la conoscenza, biblioteche per la comunità” (Bari, 26 maggio 2022).

Con l’invenzione del codice Braille (intorno al 1830), anche i ciechi di tutto il mondo hanno potuto liberarsi progressivamente dal buio dell’ignoranza e accedere autonomamente alle fonti della cultura. Leggere e scrivere in piena autonomia, insomma, grazie alle 64 combinazioni di quei sei puntini a rilievo, che danno indelebile fisicità alle parole e che sotto le dita, attraverso il tatto, permettono a chi non vede di conoscere ed orientarsi nel mondo, sviluppare il proprio pensiero critico ed essere membri attivi della comunità.

La definizione “parole che si toccano” non è mia, ma di un grande nostro scrittore, Andrea Camilleri, il quale, ormai anche lui quasi cieco, così si espresse quando gli abbiamo fatto dono di un suo commissario Montalbano trascritto in Braille. E come vedete, io stesso non sto parlando guardando le parole su uno schermo, ma toccandole su un display Braille e, mentre le tocco, nella mia mente si formano immagini e pensieri: parole che si toccano, appunto, e non che si ascoltano semplicemente. Perdonatemi la puntualizzazione, ma desidero cogliere l’opportunità di questo importante workshop per riaffermare l’importanza del Braille per la formazione culturale, lavorativa e sociale dei ciechi e degli ipovedenti gravi, ovvero di coloro che non hanno un visus sufficiente per utilizzare testi a caratteri ingranditi.

Molti sono convinti che la sintesi vocale abbia reso obsoleto ed inutile il Braille: un grave errore e le biblioteche non possono non considerare questo elemento di conoscenza e di crescita. Il Braille non è solo un altro modo di leggere, scrivere e comunicare, ma di studiare; ed infatti, a suo tempo, quando c’erano le scuole speciali per ciechi, in supporto alla loro educazione ed istruzione, vennero costituite presso i diversi istituti biblioteche di libri Braille, alcune delle quali definite circolanti perché facevano pervenire i testi richiesti direttamente al domicilio degli interessati: cito per tutte la Biblioteca Italiana per i Ciechi “Regina Margherita”, di Monza, che ha compiuto cento anni ed al cui patrimonio librario contribuirono, nei primi decenni, i detenuti del carcere “Marassi”, di Genova. Una comunità di amanuensi che trascriveva in Braille libri di testo e di narrativa per i ciechi.

Nel tempo, anche diverse pubbliche biblioteche hanno accolto liberi Braille o allestito specifiche postazioni con display Braille e videoingranditori, affinché anche i disabili visivi potessero fruire liberamente di quei patrimoni librari. In tali contesti, la conoscenza di un diverso modo di leggere e comunicare, è potenzialmente un potente fattore di crescita della comunità, che diventa autenticamente inclusiva delle diversità.

Ne è un valido esempio il Museo del Braille allestito nel 2018, a cura della nostra Società Cooperativa Sociale ONLUS Louis Braille, presso il Polo Bibliomuseale di Foggia, nell’ambito del Progetto “La strada della cultura”, grazie alla sensibilità umana e lungimiranza culturale della Direttrice Dr.ssa Gabriella Berardi, alla quale va tutta la nostra gratitudine.

Il termine Museo non inganni, perché in esso non vi era nulla di statico o di contemplativo, ma un vivace laboratorio dove tanti studenti dei diversi ordini di scuola si sono cimentati con la conoscenza e la pratica del codice di lettoscrittura tattile. Purtroppo, l’insorgere e la diffusione della pandemia da Covid-19 hanno bloccato questo virtuoso processo di crescita di comunità ed è auspicabile che presto possa riprendere con maggiore slancio.

Il limite dei libri Braille cartacei è la loro voluminosità, perché il Braille è una scrittura estesa, che occupa spazio: mediamente, una pagina di testo a stampa comune viene trascritta in due/tre pagine Braille e non è pensabile occupare infinite estensioni di scaffalature. Ma la tecnologia informatica, ovvero il display Braille, permette di superare la mole di volumi cartacei. E almeno le maggiori biblioteche di comunità dovrebbero dotarsi di un display Braille, ovviamente con uno degli operatori bibliotecari preparato alla bisogna.

Ma viene da chiedersi: perché dovrei recarmi in biblioteca, dal momento che le tecnologie mi consentono di scaricare rapidamente i libri sul mio pc o sul mio Iphone? Per incontrare “l’altro”, è la semplice risposta. Ma “l’altro”, è l’altrettanto semplice obiezione, posso incontrarlo anche in altri luoghi: al bar, in pizzeria o negli apericena? No, perché in questi luoghi l’ascolto dell’altro non è possibile, perché è solo un consumare insieme agli altri. Solo nel silenzio della biblioteca si incontra e si ascolta “l’altro”, nella sua diversità e, quindi, nella sua ricchezza. “L’altro”, ovviamente, è anche quello dei libri, che nel silenzio della biblioteca parla al nostro animo ed alla nostra intelligenza.

In biblioteca ci si può incontrare singolarmente o in gruppi e a me viene in mente una modalità assai originale, della quale mi hanno parlato alcuni anni fa. Per la tesi di laurea, due giovani dell’Accademia delle Belle Arti, di Roma, presentarono un interessante progetto di lettura inclusiva: provo a riassumerlo. Di un testo, vengono stampate due specifiche copie: una a stampa comune con le sole pagine pari ed una in Braille con le sole pagine dispari. La consultazione o la lettura di quel testo, quindi, richiede che, in biblioteca, lo studente non vedente si accompagni ad uno studente vedente e questo tandem di lettura e di studio dovrebbe, auspicabilmente, favorire reciproca inclusione, amicizia e crescita. Forse è un po’ troppo fantasioso, ma un po’ di fantasia non guasta, specie quando sono i nostri giovani ad esprimerla.

Condividi questa storia!

*Inserisci la tua email per iscriverti alla nostra newsletter.

Parole che si toccano, pensieri che si formano, comunità che crescono

di Michele Corcio
(Louis Braille ONLUS)
16 Giugno 2022

Workshop “oltre la soglia: biblioteche per la conoscenza, biblioteche per la comunità” (Bari, 26 maggio 2022).

Con l’invenzione del codice Braille (intorno al 1830), anche i ciechi di tutto il mondo hanno potuto liberarsi progressivamente dal buio dell’ignoranza e accedere autonomamente alle fonti della cultura. Leggere e scrivere in piena autonomia, insomma, grazie alle 64 combinazioni di quei sei puntini a rilievo, che danno indelebile fisicità alle parole e che sotto le dita, attraverso il tatto, permettono a chi non vede di conoscere ed orientarsi nel mondo, sviluppare il proprio pensiero critico ed essere membri attivi della comunità.

La definizione “parole che si toccano” non è mia, ma di un grande nostro scrittore, Andrea Camilleri, il quale, ormai anche lui quasi cieco, così si espresse quando gli abbiamo fatto dono di un suo commissario Montalbano trascritto in Braille. E come vedete, io stesso non sto parlando guardando le parole su uno schermo, ma toccandole su un display Braille e, mentre le tocco, nella mia mente si formano immagini e pensieri: parole che si toccano, appunto, e non che si ascoltano semplicemente. Perdonatemi la puntualizzazione, ma desidero cogliere l’opportunità di questo importante workshop per riaffermare l’importanza del Braille per la formazione culturale, lavorativa e sociale dei ciechi e degli ipovedenti gravi, ovvero di coloro che non hanno un visus sufficiente per utilizzare testi a caratteri ingranditi.

Molti sono convinti che la sintesi vocale abbia reso obsoleto ed inutile il Braille: un grave errore e le biblioteche non possono non considerare questo elemento di conoscenza e di crescita. Il Braille non è solo un altro modo di leggere, scrivere e comunicare, ma di studiare; ed infatti, a suo tempo, quando c’erano le scuole speciali per ciechi, in supporto alla loro educazione ed istruzione, vennero costituite presso i diversi istituti biblioteche di libri Braille, alcune delle quali definite circolanti perché facevano pervenire i testi richiesti direttamente al domicilio degli interessati: cito per tutte la Biblioteca Italiana per i Ciechi “Regina Margherita”, di Monza, che ha compiuto cento anni ed al cui patrimonio librario contribuirono, nei primi decenni, i detenuti del carcere “Marassi”, di Genova. Una comunità di amanuensi che trascriveva in Braille libri di testo e di narrativa per i ciechi.

Nel tempo, anche diverse pubbliche biblioteche hanno accolto liberi Braille o allestito specifiche postazioni con display Braille e videoingranditori, affinché anche i disabili visivi potessero fruire liberamente di quei patrimoni librari. In tali contesti, la conoscenza di un diverso modo di leggere e comunicare, è potenzialmente un potente fattore di crescita della comunità, che diventa autenticamente inclusiva delle diversità.

Ne è un valido esempio il Museo del Braille allestito nel 2018, a cura della nostra Società Cooperativa Sociale ONLUS Louis Braille, presso il Polo Bibliomuseale di Foggia, nell’ambito del Progetto “La strada della cultura”, grazie alla sensibilità umana e lungimiranza culturale della Direttrice Dr.ssa Gabriella Berardi, alla quale va tutta la nostra gratitudine.

Il termine Museo non inganni, perché in esso non vi era nulla di statico o di contemplativo, ma un vivace laboratorio dove tanti studenti dei diversi ordini di scuola si sono cimentati con la conoscenza e la pratica del codice di lettoscrittura tattile. Purtroppo, l’insorgere e la diffusione della pandemia da Covid-19 hanno bloccato questo virtuoso processo di crescita di comunità ed è auspicabile che presto possa riprendere con maggiore slancio.

Il limite dei libri Braille cartacei è la loro voluminosità, perché il Braille è una scrittura estesa, che occupa spazio: mediamente, una pagina di testo a stampa comune viene trascritta in due/tre pagine Braille e non è pensabile occupare infinite estensioni di scaffalature. Ma la tecnologia informatica, ovvero il display Braille, permette di superare la mole di volumi cartacei. E almeno le maggiori biblioteche di comunità dovrebbero dotarsi di un display Braille, ovviamente con uno degli operatori bibliotecari preparato alla bisogna.

Ma viene da chiedersi: perché dovrei recarmi in biblioteca, dal momento che le tecnologie mi consentono di scaricare rapidamente i libri sul mio pc o sul mio Iphone? Per incontrare “l’altro”, è la semplice risposta. Ma “l’altro”, è l’altrettanto semplice obiezione, posso incontrarlo anche in altri luoghi: al bar, in pizzeria o negli apericena? No, perché in questi luoghi l’ascolto dell’altro non è possibile, perché è solo un consumare insieme agli altri. Solo nel silenzio della biblioteca si incontra e si ascolta “l’altro”, nella sua diversità e, quindi, nella sua ricchezza. “L’altro”, ovviamente, è anche quello dei libri, che nel silenzio della biblioteca parla al nostro animo ed alla nostra intelligenza.

In biblioteca ci si può incontrare singolarmente o in gruppi e a me viene in mente una modalità assai originale, della quale mi hanno parlato alcuni anni fa. Per la tesi di laurea, due giovani dell’Accademia delle Belle Arti, di Roma, presentarono un interessante progetto di lettura inclusiva: provo a riassumerlo. Di un testo, vengono stampate due specifiche copie: una a stampa comune con le sole pagine pari ed una in Braille con le sole pagine dispari. La consultazione o la lettura di quel testo, quindi, richiede che, in biblioteca, lo studente non vedente si accompagni ad uno studente vedente e questo tandem di lettura e di studio dovrebbe, auspicabilmente, favorire reciproca inclusione, amicizia e crescita. Forse è un po’ troppo fantasioso, ma un po’ di fantasia non guasta, specie quando sono i nostri giovani ad esprimerla.

Condividi su

*Inserisci la tua email per iscriverti alla newsletter.